Nei primissimi anni del secolo scorso la “Angelo Sonnino & C.” terminò la costruzione dell’edificio, adibito alla lavorazione industriale della lana, in via del Porto Fluviale, utilizzando per la prima volta il cemento armato, un materiale a quel tempo innovativo. Da allora, pur appartenendo a pieno titolo al patrimonio culturale collettivo, l’edificio è stato oggetto solo di blandi interventi, meramente conservativi, che lo hanno lasciato a uno stato di progressivo degrado.

In anni recenti il “Progetto d’Area” del Comune di Roma ha avviato una serie di interventi di riconversione e rifunzionalizzazione per preservare dall’obsolescenza e dall’abbandono molti opifici –tra cui l’ex-Sonnino-; questi interventi evidenziano alcune fasi cruciali dell’evoluzione tecnologica del nostro paese, ma sono soprattutto testimonianza delle lotte sindacali, di fortune familiari, e delle trasformazioni della modernità.
La nuova destinazione culturale dell’area indica concretamente l’esistenza di una rete della quale l’ex-Opificio Sonnino fa parte e nella quale può svolgere una funzione di driver culturale per la diffusione dell’arte.